Appunti su coscienza pianistica


L’esperienza non è intesa come degli impulsi elettrici che ci arrivano attraverso gli organi di senso, anche se essa è in diretta correlazione con questi. Il suono, ad esempio, si può tecnicamente definire come delle onde che a livello molecolare colpiscono il timpano, ma ciò non è equivalente al concetto di ascoltare in suono. Una macchina non riuscirà mai ad ascoltare un suono, così come non potrà mai avere un’idea, avere una sensazione, capire, ect. Questo perché la macchina non è cosciente. Per spiegare questo con una analogia, si pensi a qualcuno che ha due mele su un tavolo. Se qualcun altro dovesse portare altre due mele, il primo potrebbe scrivere su un foglio:
 2 mele + 2 mele = 4 mele
Affermare questo è tecnicamente giusto, ma non è equivalente all’evento in sé di avere due mele e poi averne quattro avendone acquisite altre due. Ad esempio, definire l’acqua come composto da 2 atomi di idrogeno e uno d’ossigeno, non equivale alla molecola in sé di acqua. Analogamente, quando si parla della relazione degli organi di senso con l’ambiente e il cervello, queste si dovrebbero intendere come eventi separati dall’esperienza stessa, anche se comunque in relazione. Lo stesso vale per la mente. Infatti,  l’esperienza è plasmata dalla coscienza.
La percezione degli esseri viventi è al 100% plasmabile in un’infinità di modi possibili. Ogni singolo senso può percepire innumerevoli gradazioni e combinazioni di sensazioni, attrazione, repulsione, qualità, umori, sapori, ect. Questa è direttamente influenzabile dalla psiche, il più delle volte in modi impercettibili. Proprio a causa della volatilità di quest’ultima, non è consigliabile donarle un valore di oggettività assoluta.
La dimensione ontologica, cioè la percezione dell’esistenza, la coscienza e la piacevolezza sono la stessa cosa, ma differiscono solo nell’intensità della percezione. Ad esempio, quando camminiamo per strada, siamo consapevoli della strada su cui camminiamo, sappiamo che esiste, ma non ne siamo propriamente coscienti finché non ci rivolgiamo l’attenzione. Se lo facciamo, ne percepiamo i diversi aspetti e possiamo dire di esserne coscienti, ma si tratta il più delle volte di una percezione parziale. Se potessimo essere coscienti di tutti i suoi aspetti contemporaneamente allora sarebbe sicuramente piacevole. Lo stesso si può dire di qualsiasi oggetto.
Lo stesso oggetto può essere permeato un momento dalla piacevolezza, in un altro momento dal dolore e in un altro momento da nessuno dei due. Vi è quindi anche un elemento di temporaneità.
II
Quando si fa un’azione che si è soliti fare, ad esempio prendere un qualche oggetto, non la si fa pensando di contrarre volontariamente ogni muscolo separatamente, ma vi è semplicemente l’intenzione di portare a compimento l’azione in questione. La stessa cosa avviene nell’esecuzione di uno strumento, e questo è qualcosa che ogni musicista, anche dilettante, può confermare: Quando si suona, si pensa a fare una melodia, un accordo, un ritmo, ect. E’ comunque necessario sottolineare che ognuno di questi ha il suo modo di esecuzione specifico. Si può dunque affermare che ad ogni melodia o ritmo corrisponde una determinata intenzione che implica un metodo esecutivo. Di questi l’aspetto melodico sensitivo del suono tende a prevalere sugli altri e ad annebbiarli, giacché talvolta colti dal senso del suono, non si presta attenzione alle sottigliezze dell’esecuzione. Ad esempio, nel pianoforte, un pianista esegue una melodia. Egli non tiene conto del fatto che c’è una differenza di tempo tra il momento in cui schiaccia un tasto e il momento in cui il martelletto colpisce la corda, ma tenderà a pensare che sta producendo il suono in modo istantaneo. Ebbene queste due istanze, il momento in cui il tasto viene schiacciato e il momento in cui il martelletto colpisce la corda, sono due delle innumerevoli sfumature dei metodi esecutivi nell’esecuzione. Altri aspetti esecutivi sono quelli del polso, del braccio e dell’avambraccio. I movimenti di queste parti del corpo dovrebbero venire a far parte del metodo esecutivo, e qualora questo non succeda, o succeda solo in parte, si avranno difficoltà tecniche. Non c’è ragione di considerare il movimento delle parti del braccio meno importanti dei movimenti delle dita. In realtà ogni movimento del corpo, la coscienza e il suono non sono da considerarsi elementi separati. C’è un unità assoluta tra una melodia, l’intenzione dietro la sua esecuzione e il metodo tecnico di esecuzione. Il fattore limitante qui è la propria capacità di essere coscienti, cioè la propria capacità di percezione. La coscienza in realtà è il fattore limitante di ogni aspetto dell’esecuzione, anche infatti dei sensi e della mente. Un camionista, ad esempio, che si trova ad una biforcazione di strada, non c’è modo che sbagli e prenda la strada sbagliata, sempre e quando:
1)      Sappia quale strada deve prendere
2)      Sia perfettamente lucido
Analogamente, un esecutore ha bisogno di compiere gli stessi requisiti. La coscienza richiesta per suonare uno strumento è considerevolmente maggiore a quella richiesta per guidare un camion verso una strada piuttosto che verso un’altra, ma il procedimento è lo stesso. La strada che il camionista intende prendere corrisponde alla melodia che un musicista intende eseguire. Ma se qualunque dei due non è perfettamente cosciente dei vari aspetti esecutivi delle sue attività, si incorrerà in errori. Dunque se vi è un unità assoluta nell’attività umana, la coscienza resta comunque l’aspetto determinante.
Esempio pratico di questa teoria applicata: Si pensi ad un immagine del genere:







Si possono intravedere diverse figure geometriche, tra gli altri, un rombo, dei triangoli, un trapezio, ect.  Ma per poter individuarli, bisogna fare uno sforzo cosciente, possiamo affermare dunque che la con la nostra coscienza stiamo plasmando la nostra esperienza. Ebbene, lo stesso procedimento può essere fatto anche col suono. Unendo coscientemente invece delle diverse linee, le diverse note o suoni. Così come qui alcune figure geometriche sono state risaltate in questo modo, e altre tralasciate, nell’esecuzione di una melodia alcuni suoi frammenti possono essere risaltati e conseguentemente altri divengono meno noti, meno percepiti.

Si osservi:






Attraverso il processo spiegato prima, potremmo intravedere un’unica linea che unisce tutti i punti consecutivamente, immaginando la seguente immagine:






Ma è possibile anche collegare in un primo momento i primi due, poi il secondo e il terzo, successivamente il terzo e il quarto, quindi il quarto e il quinto e così via. La coscienza dovrebbe essere applicata lì dove manca, ad una mancanza tecnica corrisponde sempre una mancanza di coscienza. Se ad esempio c’è una difficoltà tecnica solo due note di un passaggio, sarebbe opportuno applicare la coscienza unendole. L’esecutore dovrebbe essere svelto a individuare le diverse difficoltà tecniche presenti in un passaggio, e studiarle separatamente.  Si osservi questa immagine, dove ogni punto corrisponde ad una nota, in un arco di tempo t:









Movendo la vista da sinistra verso destra, concentrandosi su due colonne alla volta, vengono fuori diverse figure geometriche. Si può costatare che cercando di procedere per 5 o più colonne alla volta la figura diventa indefinita. Questa variabile cambia da persona a persona. Nell’esecuzione tecnica però potrebbe capitare che l’esecuzione dell’accordo corrispondente alla colonna 5 dipenda o sia influenzata dall’esecuzione delle note corrispondenti alla colonna 1. Lo stesso potrebbe dirsi di qualsiasi altri gruppi di 2 o più note o accordi.
Analogamente al processo delle linee e dei punti spiegato sopra, è possibile collegare un suono ad un movimento, ecco che allora diventano un tutt’uno. Si pensi alla questo passaggio della patetica:










Le due linee rappresentano i due salti che la mano compie. Si unisca il suono del secondo accordo al movimento che la mano compie per raggiungerlo dalla posizione che aveva nel primo accordo. Allo stesso modo il movimento della mano del terzo accordo al quarto viene unito al suono del quarto accordo. Lo stesso processo può essere fatto con qualsiasi movimento. Nel momento in cui in suono od un accordo è stato eseguito, il movimento dell’istante seguente è già parte del prossimo suono. Analogamente, si può associare una melodia ad una serie di movimenti. Non si dovrebbe avvertire una frattura tra un’idea musicale e il suo metodo esecutivo, o tra le diverse parti che li compongono. In altre parole creare un unione tra il continuum dei movimenti e quello delle note.


III
Si tenga presente il seguenti passaggi:









Le altezze e le durate delle note sono le stesse, ma c’è una differenza tra le due negli accenti. Comunemente si considera che gli accenti nel pianoforte vengono effettuati spingendo con maggiore intensità i tasti, da cui si potrebbe concludere che in uno strumento che non ha la capacità di variare le dinamiche come il pianoforte, come una mini tastiera per bambini, o un organo, entrambi A e B suonerebbero allo stesso modo, eppure questo non succede. Se si prova a fare lo sperimento si noterà che non solo l’esecutore, ma anche eventuali persone che ascoltano riuscirebbero a sentire la differenza. L’unica differenza tra i due è il modo in cui la musica fu concepita quando veniva eseguita, dunque si può affermare che: con la coscienza si può influenzare non solo la propria esperienza ma anche quella di qualcuno che ascolta. Questo non vuol dire però che è possibile fare pianissimi e fortissimi in strumenti limitati da fattori meccanici. La coscienza sì può avere un’influenza sul reale, ma questo viene ad essere in modo indipendente.
Capendo in che modo questa influenza avviene è possibile creare effetti che non sono possibili normalmente per le limitazioni meccaniche degli strumenti, ad esempio Daniel Barenboim parlò in una masterclass riguardo il fare un crescendo sul pianoforte su una nota sola.
IV
Queste sono dimensioni reali e molto importante del suonare, ma la loro rilevanza sta soprattutto nel loro valore analitico, ovvero in ciò che suggeriscono.
Qualsiasi sia lo scopo per cui uno impieghi la propria coscienza, non si tarderà a inceppare in delle limitazioni, l’effettiva influenza che una persona può avere con uno sforzo volontario è limitato, e spesso, insufficiente a risolvere le sfide virtuosistiche.
E’ premura dell’artista dunque sforzarsi per capire la vera natura della coscienza, ciò che la influenza e da dove proviene. Dato che, come detto in precedenza, essa è il fattore limitante nell’esecuzione, si conclude che una mancanza nell’esecuzione deriva da una mancata comprensione di questi 3 elementi appena elencati.
Il passaggio a capire la natura della coscienza può essere lungo di miliardi di chilometri. Le più grandi distanze infatti sono imposte dai condizionamenti della psiche.
Nella specializzazione di una professione è imperativo studiare i dettagli di quest’ultima, ma non occorre mai perdere la visione olistica dell’individuo.
La coscienza è la chiave per trovare la bellezza nella semplicità, dato che dall’intensità della capacità di percezione dipenderà la sensazione di piacevolezza. L’oggetto più semplice al mondo può essere più bello di un oggetto laboriosa ed estenuantemente ornato. A sua volta, la coscienza è in stretta relazione con il sentimento. L’arte di suonare è infatti l’arte di vivere. Non esiste musica banale, ma solo musica suonata con un sentimento banale.
La moralità è in diretta correlazione con la piacevolezza dell’esperienza. I comportamenti immorali nascono dalla paura che è la trave portante dell’ansietà e la sofferenza.
In definitiva, chi troverà il sentimento più elevato della vita umana, troverà la maggiore bellezza nella percezione e nell’esperienza, che sia nella musica o in qualsiasi altra sfera della vita. La felicità implica infatti uno stato di traboccante consapevolezza dei sensi.
L’effettiva estensione della capacità di percezione dell’essere umano è inimmaginabile per l’uomo comune. Capire la fonte della coscienza è la chiave della genialità e delle capacità straordinarie.
V

Ci sono anche impedimenti di carattere organico che devono essere smaltiti meccanicamente dal corpo. Se si persiste nello studio senza badare all’aspetto organico si può incorrere in malattie come la tendinite o altro. Cibi, bevande, abitudini, azioni, filosofie malsane causano questo genere di difficoltà. Si consiglia solitamente di avvicinarsi alle abitudini sane nel rispetto della tradizione Gaudiya Vaishnava, pura erede della visione e della cultura Vedica. 

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